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Vale la pena aprire anche una breve parentesi sulla grandiosa villa, chiamata Roc Fleuri, a Beaulieu. In un suo interrogatorio, Benedetti dirà che a dargliela come compenso per il suo ruolo in attività da lui svolte in Libia fu l'immobiliarista di Bologna Marco Fier.
«Il Sole 24 Ore»ha chiesto conferma.Ecco che cos'ha risposto Fier: «Questo sogna. Lo escludo nel modo più tassativo. Benedetti non ha alcun collegamento con la mia attività in Libia. È una palla clamorosa».
Giochi di contabilità
Occorrerà attendere la vicenda della società milanese Magnetofoni Castelli perché emergano fino in fondo le doti di Benedetti in materia di giochi di prestigio contabile. Il salto di qualità risulta evidente dalla lettura della testimonianza del consulente tecnico al Pm di Milano che si occupava del caso, Giulia Perrotti: «Vi sono cento società in questa vicenda. Ci sono società ai Caraibi, società panamensi, a Montecarlo, inglesi, svizzere, lussemburghesi, olandesi. Insomma, si coprono un po' tutte le giurisdizioni ». Il perito parla di 21mila registrazioni contabili, svolte tra il 1990 e il 1993, «molte delle quali incomprensibili e difficilmente inquadrabili», e di «innumerevoli registrazioni di giroconto, storni di registrazioni, attribuzione di più numeri identificativi di conto a medesimi centri di imputazione contabile».
Insomma, avendo raggiunto i trent'anni, l'enfant prodige di Sassuolo passò a fare le cose in grande. Per questo ebbe però bisogno di creare un piccolo team di collaboratori. C'era un ragazzino libanese, un francese con un'agenzia di modelle, un buttafuori bolognese e un altro paio di emiliani di varia specie. «Tra noi professionisti - avvocati e commercialisti - che seguivamo le loro attività, erano noti come gli allegri ragazzi di Nottingham. Benedetti, ovviamente, era Robin Hood», ci dice un avvocato emiliano. Secondo questo scenario, il ricco da depredare sarebbe stato Salvatore Ligresti, il costruttore siciliano attivo a Milano sin dagli anni 70, per il quale Benedetti lavorò tra il 1989 e il 1993, periodo in cui furono fatte svanire decine di miliardi di lire.
Volendo approfondire la cosa, cominciamo, come sempre, con la versione fornita da Benedetti: «L'idea dell'iniziativa era che per operazioni importanti io dovevo mettere a disposizione delle controparti, cioè... le mie relazioni, le mie conoscenze... Questi progetti venivano proposti al gruppo Ligresti... mi occupavo di portargli le operazioni commerciali e di fare le strutture estere; successivamente divenni operatore fiduciario... comperavo prodotti e vendevo prodotti, o reperivo opportunità d'investimento».E se allafine le cose andarono male, non fu certo per colpa sua: «Le operazioni che ho fatto io, commerciali, sono sempre state a reddito e hanno sempre guadagnato soldi. Sembrerà allucinante, ma è la verità: io ho sempre fatto operazioni dove la Magnetofoni Castelli ha guadagnato soldi. ( Solo) quando il Gruppo Ligresti interruppe il suo supporto finanziario, i progetti importanti andarono persi e si produssero questi risultati negativi... Io non ho rubato niente... Le ho detto: non ho niente da nascondere... E spero che prima o poi si faccia chiarezza totale».
La perizia
Per il dottore commercialista Gian Gaetano Bellavia, all'epoca consulente tecnico del Pm, oggi responsabile del servizio antiriciclaggio dell'Ordine dei commercialisti di Milano, chiarezza è stata abbondantemente fatta. «Un dato è inconstestabile: tutta quella marea di soldi fu canalizzata all'estero con fatturazioni e società inventate », ci dice. Essendo passati ormai 10 anni, per i dettagli ci rimanda alla sua perizia. Che volentieri citiamo: «Il 25 settembre 1996, a seguito di apposita rogatoria, la Polizia giudiziaria di Nizza procedeva alla perquisizione domiciliare di Alessandro Benedetti presso il suo domicilio di Beaulieu-sur-Mer... Si allega la documentazione relativa alla Mouette Azur Sa, società, proprietaria della lussuosa villa a Beaulieu... (da cui) risulta che la signora Franzoni e il figlio Alessandro Benedetti mensilmente fatturavano somme di assoluto rilievo per "assistenza nella gestione adempimenti legali e amministrativi relativi alla proprietà"... per circa 500 milioni di lire. Ogni commento nel merito appare superfluo... Si allega anche il "prospetto valori periziati o valutati". Si tratta, con tutta probabilità, di un'esercitazione tra le più gradite a Benedetti: quella di attribuire valori incredibilmente elevati ad attività in realtà quasi inesistenti... L'apoteosi sulle capacità di spesa del Benedetti emerge nella sua pienezza dai successivi allegati i quali, a parere dello scrivente, meritano un più approfondito commento. Si tratta della consuntivazione delle spese, presumibilmente sostenute da Benedetti nel periodo dal 1989 al 1991, che nel primo prospetto consuntivano già oltre 38 miliardi di lire, nel secondo addirittura oltre 65 miliardi di lire... Il prospetto inizia col consuntivare i costi sostenuti da Benedetti per le famose feste con le "hostess." Ebbene il Benedetti riporta di aver sostenuto per tali piacevoli meeting in poco più di due anni l'incredibile spesa di oltre 1,3 miliardi di lire di cui 700 milioni direttamente per le "hostess", e altri 112 milioni di spese di viaggio per i loro trasferimenti. Infine, si allega altra documentazione relativa alle note spese di Alessandro Benedetti, evidentemente per Magnetofoni Castelli. Complessivamente Benedetti ha consuntivato spese in poco più di due anni per oltre 334 milioni di lire con una media di spese da 10 ai 20 milioni al mese. Non ci si deve però stupire di tali spese perché... i suoi alberghi preferiti a Parigi erano il George V, l'Hotel de Crillon e il Plaza Athénée.Di meglio effettivamente non c'è. I suoi soggiorni parigini erano lunghi, per cui spendere 2 o 3 milioni di lire al giorno era molto facile soprattutto quando faceva "shopping" da Hermès, Chanel, Les Copains, Armani, eccetera. Quando si ruppe il giocattolo Magnetofoni Castelli, però, Benedetti pensò bene dilasciare un "buco"anche all'American Express, alla quale non pagò l'ultimo mese di spese con le carte, per circa 40 milioni di lire».
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